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venerdì 7 settembre 2012

Creatività: livello 0


Crescere in un paese di campagna, a cento metri dal bosco, lontano dalle grigie mura della periferia urbana e ancor più distante dal frenetico centro-città ti conferisce un modo di vivere e di pensare particolare.
Non intendo migliore o peggiore. Particolare.

L'ho sperimentato subito quando, per andare alle scuole superiori, sono stato costretto a diventare un pendolare ed a spostarmi tutti i giorni con l'autobus per andare a Frascati.
Cittadina molto carina e, per chi viene da Roma, probabilmente anche da considerarsi "tranquilla".

Non lo era per me però, che all'età di 14 anni avevo vissuto e goduto della vita pressappoco rurale, fatta di casette nel bosco, partite a pallone per strada, le galline di nonna e l'atmosfera calda e rassicurante di un centro isolato dal mondo esterno. Le giornate estive passate al bar coi vecchietti che giocano a carte e i ragazzi che giocano al biliardo, una passeggiata per raggiungere la sorgente d'acqua nel bosco.

Tutto bellissimo...se sei un ragazzino o un ultrasessantenne.

Quando raggiungi l'adolescenza tutto ciò inizia ad andarti stretto e ti sembra che ti vengano negate fin troppe possibilità di successo.
L'altra parte del tuo io però ha paura; paura di affrontare una realtà sconosciuta, confusione e smarrimento nel vedere gente che cammina operosa per le strade, legge in fretta gli orari dei treni, sbircia il giornale mentre corre al lavoro.
Un formicaio di entità corporee che hanno lasciato la passione e gran parte della propria personalità in un cassetto del comodino per tirarle fuori nel fine settimana, sempre che non siano troppo stanche per farlo.
Allora inizia una vita strana. La mente inizia ad oscillare tra il rassicurante, ma opprimente, passato e il frenetico, ma nuovo ed eccitante presente, che iniziano una violenta scazzottata.
Non bastava la tempesta ormonale, l'ancor viva pubertà, le scariche di testosterone che ti hanno sbalzato improvvisamente nell'anticamera del "mondo adulto".
Quell'energia adesso devi incanalarla nello studio, ma è un impresa ardua quando sei distratto da quel nuovo modo di vivere che hai appena scoperto.
I compagni di classe all'inizio sembrano assurdi e ti accorgi che ti guardano come fossi un alieno, allora fai di tutto per diventare come loro. Inizi a seguire una determinata moda, cerchi di imitarne il linguaggio e mimetizzarti nel gruppo; non sta bene che tutti ti notino quando passi, che tutti sappiano da dove vieni...

Sì, lo ammetto! Le scuole superiori sono stato un trauma terrificante per me, anche perchè rinchiudere un sognatore come me in un Istituto Tecnico freddo e grigio è stato un torto che non avrei mai dovuto farmi.
Così una volta diplomato (e omologato) ho avuto un attimo di lucidità: "è ora di sfruttare le mie vere capacità!"
Iscritto all'Università di Architettura, Corso di Laurea in Disegno Industriale.
Non avevo ancora realizzato, però, che avevo appena fatto davvero la scelta giusta.
Infatti da lì è iniziato un turbinìo di sensazioni positive, aria fresca da respirare a pieni polmoni, amici nuovi, microcosmi affascinanti, filosofie contrastanti, ma allo stesso modo interessanti e soprattutto nuove!!!

Presente: chiuso in un Ufficio Tecnico, Settore Urbanistica (solo la parola "settore" mi dà i brividi) tra carte da protocollare, costruzioni abusive, lamentele dei cittadini ,ma soprattutto, zero creatività!

Così la mente si intristisce, si oscura, torna allo stato di confusione e, allo stesso tempo piattume, affrontato nel passaggio dal mondo paesano a quello cittadino.
Come sempre però mi faccio coraggio, penso che sono passati quasi due dei sei mesi contrattuali e so che sopravviverò anche a questo.

Scusate il post depresso e noiosamente autobiografico, ma non auguro a nessun creativo di trovarsi nella mia situazione.

Adesso inizio a scarabocchiare un po' e vediamo di resuscitarla 'sta vena creativa! :D